L’autunno dentro

Immaginiamo che le quattro stagioni corrispondano alle quattro parti del respiro. In questa metafora, la primavera è l’inspirazione, l’estate è la parte di sospensione del respiro, l’autunno è l’espirazione e l’inverno è l’apnea.
Come saggi alberi anche noi in autunno ci si spoglia di ciò che non serve più, con una profonda espirazione si lascia andare quella parte di noi inutile, l’anidride carbonica, mentre ci si prepara psicologicamente e spiritualmente a radicare ciò che serve ed è fondamentale per sostenere il proprio processo di crescita nel periodo di riposo invernale, l’ossigeno.

La separazione da ciò che si è concluso e ciò che si lascia andare rende questa stagione un periodo malinconico associato alla tristezza del naturale addio. L’accorciarsi delle giornate, la luce più fievole e il clima uggioso sostengono la transizione verso l’interno e comincia il profondo viaggio introspettivo che intraprendiamo per tutto l’inverno. É un momento di raccoglimento interiore, di raccolta dei frutti letterali e metaforici del lavoro svolto durante la parte solare dell’anno, il periodo di semina e produzione, e un periodo di riflessione in cui si onora il proprio operato e allo stesso tempo si osservano gli elementi di ostacolo all’infinito potenziale miglioramento. Questo periodo e questo lavoro sono molto preziosi. 

L’autunno è arrivato in fretta quest’anno ed è già tempo di fare il punto della situazione di un anno che volge verso la sua fine. Approfittiamo di questa fase per dedicarci del tempo e metabolizzare tutti i processi, affondare le radici e sentirci per sapere se si sta operando nella direzione giusta. Ascoltiamoci per comprendere dove siamo nel nostro percorso evolutivo e in quale direzione desideriamo andare per crescere e realizzarci personalmente. Lasciamo cadere quelle foglie oramai appassite che hanno fatto la loro stagione. É tempo di porsi le domande: Quali aspetti della mia vita rallentano la mia realizzazione? Quali aspetti della mia personalità appesantiscono il mio carattere e frenano la mia espansione? Quali mie abitudini nuocciono al processo di crescita? Rispondiamo onestamente.

Ci sono solo due errori che uno può fare sul cammino della Verità:
non cominciare e non andare fino in fondo 

Buddha

Yoga Sutra è la collezione di aforismi scritta da Patanjali circa duemila anni fa in India in cui sono racchiusi i principi fondamentali sulla teoria e la pratica dello yoga e le linee guida per una vita significativa. In questo antico testo si distinguono otto stadi del cammino dello yoga e il quarto presentato è Pranayama. In sanscrito Prana si traduce come energia e Yama allineamento e controllo. 

Pranayama
Con pranayama ci si riferisce alla pratica di allineamento e sintonizzazione con l’ordine naturale manifestato sotto forma di energia cosciente intelligente.  Nella consapevolezza che la natura stessa della realtà è energia e che tutto ciò che esiste nella realtà, dentro e fuori dell’essere, è manifestazione di energia intelligente che vibra ad una determinata frequenza è possibile affinare la percezione e la capacità di controllo dell’energia attraverso diverse tecniche. Nella tradizione yogica è risaputo che il veicolo principale delle pratiche di controllo di prana è il respiro che è l’essenza della vita, il soffio vitale. 

Esiste un collegamento diretto tra il ritmo del respiro, il sistema nervoso e il nostro stato mentale. Per questo rallentando il respiro, rendendolo profondo e rilassato, puoi calmare la mente quando essa è turbolenta e sopraffatta dai pensieri negativi. Quando lamente è rilassata si ha accesso a un silenzio e uno spazio interiore ottimali per migliorare la percezione e la consapevolezza dell’energia interiore ed esteriore. 

Lavorare con il respiro è dunque il primo passo verso pranayama ed è il punto di accesso a livelli più profondi del campo di infinito potenziale dell’energia cosciente intelligente. 

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Namaste

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