Andare dentro è la sola via per uscire fuori

Se questo periodo di distanziamento sociale e rallentamento forzato ci sta causando inquietitudine e stress, ricordiamoci che tutto, nel bene e nel male, è transitorio e temporaneo e anche questo passerà. La vita è una continua esperienza di trasformazione e cambiamento e quando questo periodo di isolamento volgerà alla fine, saremo delle persone diverse. Questo mese vi invito dunque a riflettere su chi siete veramente e chi volete essere alla fine di questa esperienza di quarantena.

Ogni sfida è un’opportunità per superarla e racchiude un insegnamento. Per quanto difficile, nulla è insormontabile ed è nel processo di superamento che risiede il potenziale di apprendimento della lezione che ogni prova racchiude.

La chiusura delle attività ha causato molta preoccupazione, l’isolamento sociale ha creato depressione, il rallentamento repentino della vita ha messo angoscia nell’animo di molti, il rischio di contagio ci mette in pensiero per noi e i nostri cari, la consapevolezza che alcuni passano giornate in ospedale da soli senza sapere se e quando rivedranno i propri beneamati e che altri vivono lutti che possono onorare solo in solitudine all’interno delle proprie mura senza un abbraccio, spezza il cuore.

Non c’è nulla di male nel sentire tutte le sfumature della tristezza in questo momento difficile, perché sono emozioni umane ed è normale che il nostro sistema nervoso le provi. Queste emozioni di dispiacere sono perfettamente naturali e comprensibili per cui  non reprimiamole, ma al contrario accogliamole con gentilezza e osserviamo come ci fanno sentire senza giudicarci.

Dall’adolescenza non ci si è mai fermati un attimo. Dagli studi per la maturità, alle responsabilità del lavoro e dell’università, dagli sport estremi alle serate senza fine,  dalle carriere professionali ai viaggi in giro per il mondo, dagli impegni economici di mutui, acquisti e matrimoni, alla creazione di famiglie. Qualsiasi siano state le nostre scelte, di fatto, siamo sempre stati impegnati in qualcosa che ci distraesse dal semplice stare con noi stessi ad osservarci e conoscere a fondo le radici delle nostre emozioni. Eppure perchè? Perchè stare con sè stessi è un concetto così strano che fa addirittura paura?

Spesso si hanno fatto proprie delle cattive abitudini senza averle scelte consapevolmente, ma per condizionamenti esterni inconsci, e si vive la vita in maniera reattiva e non pro-attiva. Vivere in reattività è come vivere in automatismo senza conoscere la programmazione del software che guida la macchina. Si reagisce a tutto ciò che accade senza sapere perchè si reagisce in quella determinata maniera. Studiarsi e comprendersi è fondamentale per poter implementare una selezione, fare pulizia e installare l’aggiornamento del software. In certi casi, la programmazione è così antiquata che è idoneo e necessario formattare il sistema.

Guardiamoci dentro e cerchiamo di capire quanta parte del nostro software è ancora aggiornata coi tempi e chi desideriamo essere. Identifichiamo quella parte di noi che necessita un update e cominciamo l’upgrade. Anche se il lavoro è difficile, non ce ne pentiremo mai, perchè risulterà nella migliore versione di noi stessi e quando guarderemo indietro saremo fieri di averlo fatto.

Forse la natura, con cui siamo visceralmente connessi, ci sta obbligando a ritagliarci il tempo di fare quel lavoro che abbiamo, spesso inconsciamente, evitato. Tutte quelle piacevoli distrazioni che ora ci mancano lasciano lo spazio per fare quel lavoro interiore che la maggior parte della gente rimanda fino alla fine della vita. Invece questo momento storico succede ora, dopo anni di rivoluzione tecnologica, globalizzazione e accellerazione dei ritmi di vita, dopo anni di corsa, ora ci viene regalata un’opportunità per fermarci e riflettere. Lo so, non l’abbiamo chiesta, molti non l’hanno neanche voluta, ma cogliamola comunque, forse ne avevamo bisogno e neanche lo sapevamo.

Quella che stiamo vivendo è un’enorme sfida, sia personale che collettiva, e rappresenta un’opportunità di grande crescita.  Cerchiamo di usare questo tempo per creare e rafforzare quelle abitudini sane in grado di migliorarci come la meditazione, gli esercizi di respirazione, il movimento del corpo, scrivere un diario di pensieri e riflessioni, leggere libri e studiare.

Questa è la nostra occasione per uscire, andando dentro. È tempo di fare pulizia interiore, guardarsi dentro, conoscersi, studiarsi, comprendersi, guarirsi, accettarsi e amarsi come mai prima d’ora, completamente e incondizionatamente.

Cerchiamo di trarre il massimo da questo momento difficile di modo da uscirne più forti, sani e consapevoli che mai.

Un pianeta. Una coscienza. 

Conoscersi per riscoprirsi 

Yoga Sutra è la collezione di aforismi scritta da Patanjali circa duemila anni fa in India in cui sono racchiusi i principi fondamentali sulla teoria e la pratica dello yoga e le linee guida per una vita significativa. In questo antico testo si distinguono otto stadi del cammino dello yoga e il secondo presentato è Niyama, ovvero cinque concetti di condotta personale e disciplina interna.

Il quarto degli niyamas, svadhyaya, è l’osservazione e lo studio di sé stessi senza giudizio ed è un continuo allenamento di presenza nel proprio essere. Da un lato è la conoscenza profonda del proprio corpo, di come funziona e di come reagisce, delle proprie forze e le proprie debolezze, dall’altro è la consapevolezza dei propri pensieri e dei propri schemi mentali. Senza lo studio costante e la conoscenza profonda di sé stessi e dei propri meccanismi, preconcetti, attaccamenti e giudizi è impossibile fare il lavoro di pulizia interiore e progredire sul cammino personale, continuando così a ripetere sempre gli stessi errori. Il lavoro di studio di sé  è un percorso intimo, che richiede molta disciplina in quanto fatto in assenza di controllo e validazione esterna.

La conoscenza di sé stessi mette di fronte alla scelta consapevole se continuare a ripetere gli errori cascando nei vecchi schemi oppure cambiare, evolversi e superare i blocchi del passato.

Consigli per cominciare la pratica di svadhyaya

Se sei nuovo alla pratica yoga, consiglio di cominciare con due piccoli impegni quotidiani:

  • Una mini-meditazione di cinque/dieci minuti al giorno dedicata unicamente ad osservare il proprio respiro. Occhi chiusi, seduti in una posizione comoda, con la colonna distesa e il respiro lento e profondo.
  • Un momento dedicato al movimento del proprio corpo. Se ti senti ispirato puoi provare delle posture dello yoga, le asana, oppure anche mettere una canzone che ti piace tanto a tutto volume e ballare come se nessuno ti guardasse per cinque minuti. Muovi il corpo nella maniera più spontanea  e naturale, danza, fluttua,  salta e volteggia, muoviti fluidamente andando a risvegliare tutte le parti addormentate.

Se sei interessato/a a una consulenza per determinare insieme un piano di pratiche volto al raggiungimento di particolari obiettivi, contattami per definire insieme un programma personalizzato

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