Fa’ la cosa giusta

A voi una mia breve riflessione su che cosa sia in generale la cosa giusta da fare, perchè in un tempo di confusione e relativismo morale è importante ricordare ciò che non è relativo. L’azione giusta è una in cui il pensiero, il sentimento e l’azione sono in accordo. Una tale azione allinea il mondo interiore con quello esteriore, poiché l’idea, che rappresenta l’aspetto maschile del nostro essere, la parte razionale, il sentimento, che rappresenta l’aspetto femminile del nostro essere, il nostro intuito e bussola morale, e l’azione, ovvero il risultato esterno generato dalle due polarità, sono tutti in perfetta armonia.

L’altro aspetto necessario dell’azione giusta è che sia in accordo con la Legge Naturale, composta da diversi principi tutti assolutamente veri, ma il principio centrale, su cui tutte le dinamiche degli altri si fondano, è quello della non-violenza. Praticare la non-violenza significa agire di modo da non procurare sofferenza né a sé stessi, né agli altri. La violenza a cui ci riferiamo include sia quella fisica, che quella psicologica e verbale. É pertanto di fondamentale importanza prestare attenzione non solo alle nostre azioni verso noi stessi e verso gli altri, ma anche alle intenzioni e alle parole. Come spiegato nella scorsa newsletter, per acuire l’attenzione suggerisco la pratica della meditazione che ci permette di diventare consapevoli delle nostre dinamiche attraverso un lavoro di osservazione, comprensione e filtraggio.

Bisogna riconoscere che un’azione che porta alla nostra sofferenza o alla sofferenza di qualcun altro, è sicuramente nata dalla contraddizione tra il nostro pensiero e il nostro sentimento. Quando l’energia che ci motiva è l’amore, siamo in uno stato di unione, di armonia interiore e esteriore, che ci permette di fare sempre spontaneamente la cosa giusta, mentre quando l’energia che ci muove è la paura, siamo in uno stato di confusione, divisi internamente ed esternamente, e reagiamo impulsivamente in maniera scorretta nei nostri confronti o quelli degli altri, creando sofferenza.

Agire correttamente da uno stato di amor proprio e rispetto per i nostri simili e per le creature di questo pianeta è sintomatico dell’allineamento col proprio essere e con la Legge Naturale. Questo ci permette di vivere in yoga, ovvero in uno stato di conoscenza e controllo del sé, di unità e fondamentalmente di libertà.

Il principio di Ahimsa, la non-violenza, nello yoga

Yoga Sutra è la collezione di aforismi scritta da Patanjali circa duemila anni fa in India in cui sono racchiusi i principi fondamentali sulla teoria e la pratica dello yoga e le linee guida per una vita significativa. In questo antico testo si distinguono otto stadi del cammino dello yoga e il primo presentato è Yama, ovvero cinque concetti di buona condotta.

Il primo degli yama è ahimsa tradotto con non-violenza intensa sia a livello fisico, che verbale e psicologico. Infatti ciò che pensiamo di noi stessi o degli altri può essere altrettanto nocivo che un attacco fisico. La pratica di ahimsa nasce dall’intenzione di agire con chiarezza e amore. Per poter fare ciò è necessario osservare la nostra interazione con noi stessi e con gli altri e notare i pensieri e le intenzioni che sviluppiamo per poter scegliere con consapevolezza le nostre azioni. Praticare la non violenza significa assumerci la responsabilità del nostro comportamento dannoso, ma anche avere l’amor proprio, il coraggio e la forza di fermare le azioni violente degli altri come sistema di difesa personale. Tutte le pratiche dello yoga sono strettamente interconnesse e spesso conseguenti alla riuscita di questa.

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